COVID-19 – Coronavirus in Italia

(G.U. Serie Generale , n. 190 del 30 luglio 2020)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Tenuto conto che l’organizzazione mondiale della sanita’ ha
dichiarato la pandemia da COVID-19;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare adeguate
e proporzionate misure di contrasto e contenimento alla diffusione
del predetto virus;
Considerato che la curva dei contagi in Italia, pur ridotta
rispetto ai mesi precedenti, dimostra che persiste una diffusione del
virus che provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, e che
sussistono pertanto le condizioni oggettive per il mantenimento delle
disposizioni emergenziali e urgenti dirette a contenere la diffusione
del virus;
Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza di prorogare le
disposizioni di cui al decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19,
convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, e
dall’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74,
nonche’ la vigenza di alcune misure correlate con lo stato di
emergenza;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 29 luglio 2020;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e del
Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e
delle finanze;

Emana
il seguente decreto-legge:

Art. 1

Proroga dei termini previsti dall’articolo 1, comma 1, del
decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni,
dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, e dall’articolo 3, comma 1, del
decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni,
dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, nonche’ di alcuni termini
correlati con lo stato di emergenza epidemiologica da COVID-19

  1. All’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35,
    sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) le parole «31 luglio 2020» sono sostituite dalle seguenti: «15
    ottobre 2020»;
    b) le parole «dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri
    del 31 gennaio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1°
    febbraio 2020» sono soppresse.
  2. All’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 2020, n.
    33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74,
    le parole «31 luglio 2020» sono sostituite dalle seguenti «15 ottobre
    2020».
  3. I termini previsti dalle disposizioni legislative di cui
    all’allegato 1 sono prorogati al 15 ottobre 2020, salvo quanto
    previsto al n. 32 dell’allegato medesimo, e le relative disposizioni
    vengono attuate nei limiti delle risorse disponibili autorizzate a
    legislazione vigente.
  4. I termini previsti da disposizioni legislative diverse da quelle
    individuate nell’allegato 1, connessi o correlati alla cessazione
    dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei
    ministri del 31 gennaio 2020, non sono modificati a seguito della
    proroga del predetto stato di emergenza, deliberata dal Consiglio dei
    ministri il 29 luglio 2020, e la loro scadenza resta riferita al 31
    luglio 2020.
  5. Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del
    Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del
    decreto-legge n. 19 del 2020, i quali saranno adottati sentiti i
    presidenti delle regioni interessate nel caso in cui le misure ivi
    previste riguardino esclusivamente una Regione o alcune regioni,
    ovvero il presidente della Conferenza delle regioni e delle province
    autonome nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale, e
    comunque per non oltre dieci giorni dalla data di entrata in vigore
    del presente decreto, continua ad applicarsi il decreto del
    Presidente del Consiglio dei ministri del 14 luglio 2020, pubblicato
    nella Gazzetta Ufficiale del 14 luglio 2020, n. 176.
  6. Al fine di garantire, anche nell’ambito dell’attuale stato di
    emergenza epidemiologica dal COVID-19, la piena continuita’ nella
    gestione operativa del Sistema di informazione per la sicurezza della
    Repubblica, alla legge 3 agosto 2007, n. 124, sono apportate le
    seguenti modificazioni:
    a) all’articolo 4, comma 5, secondo periodo, le parole: «per una
    sola volta» sono sostituite dalle seguenti: «con successivi
    provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro
    anni»;
    b) all’articolo 6, comma 7, secondo periodo, le parole: «per una
    sola volta» sono sostituite dalle seguenti: «con successivi
    provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro
    anni»;
    c) all’articolo 7, comma 7, secondo periodo, le parole: «per una
    sola volta» sono sostituite dalle seguenti: «con successivi
    provvedimenti per una durata complessiva massima di ulteriori quattro
    anni».

(G.U. Serie Generale , n. 190 del 30 luglio 2020)

Art. 2

Disposizioni finanziarie

  1. All’attuazione del presente decreto si provvede nei limiti delle
    risorse previste a legislazione vigente che costituiscono tetto di
    spesa.

Art. 3

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso della sua
    pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e
    sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.
    Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
    nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
    italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
    osservare.

    Dato a Roma, addi’ 30 luglio 2020

    MATTARELLA
    Conte, Presidente del Consiglio dei ministri Speranza,
    Ministro della salute Gualtieri,
    Ministro dell'economia e delle finanze.

Visto, il Guardasigilli: Bonafede

Fonte: Ministero della Salute


Impatto dell’emergenza COVID-19 sulle attività di vaccinazione – analisi del fenomeno e raccomandazioni operative

L’emergenza COVID-19 ha avuto un impatto molto elevato sulla popolazione e sui servizi sanitari nazionali. Le misure di sanità pubblica che hanno imposto alle persone di rimanere a casa, eccetto che per motivi di salute, di lavoro o di urgente necessità, potrebbero aver portato alcune persone a decidere di rimandare le vaccinazioni programmate per sé stessi o per i propri figli. Inoltre, la necessità di riorganizzare i servizi sanitari per aumentare la disponibilità di personale dedicato a fronteggiare l’emergenza, può aver avuto un impatto sullo svolgimento regolare delle attività di vaccinazione.

Con nota n. 18480 del 28 maggio 2020, è stata avviata un’indagine tramite questionario per approfondire il fenomeno. In particolare sono stati indagati:

– la diminuzione di attività dei centri vaccinali dovuta a sospensione o a riduzione del personale per ricollocamento durante l’emergenza e la conseguente diminuzione delle vaccinazioni;

– la formazione specifica del personale su COVID-19;

– il periodo temporale in cui si è avuto maggior impatto;

– le fasce di età ed il tipo di vaccinazione più interessati dal fenomeno;

– le modalità organizzative e le attività di contrasto alla riduzione delle vaccinazioni adottate;

– l’impatto dell’emergenza sull’approvvigionamento di vaccini e sull’utilizzo delle dosi. 

Sono stati raccolti 97 questionari da 16/21 Regioni e Province Autonome (PA) (76,1%). I questionari sono stati compilati dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL). In Lombardia sono stati compilati dalle Aziende Socio Sanitarie Territoriali afferenti alle Agenzie di Tutela della Salute. I modelli organizzativi delle diverse Regioni e PA possono aver influito sui risultati dell’indagine.

Di seguito vengono illustrati i principali risultati a livello nazionale, evidenziando eventuali peculiarità rispetto all’area geografica, suddivisa secondo le ripartizioni ISTAT, nord-occidentale, nord-orientale, centrale, meridionale e insulare1. 

1 Nord-occidentale: Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia

Nord-orientale: Trento, Bolzano, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna

Centrale: Marche, Toscana, Umbria, Lazio

Meridionale: Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria

Insulare: Sicilia, Sardegna

1. Analisi del fenomeno

1.1. Diminuzione delle vaccinazioni

La quasi totalità delle ASL (94/97 = 96,9%) ha affermato di aver assistito ad una diminuzione delle vaccinazioni durante l’emergenza COVID-19, rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente. A livello nazionale, la sospensione delle attività dei centri vaccinali ha riguardato circa un quarto (28%) dei centri vaccinali: il periodo di chiusura, quando riportato, è stato limitato, con un massimo di 17 giorni. In Lombardia, il numero centri vaccinali la cui attività è stata sospesa per emergenza COVID-19 è maggiore (oltre il 50%), mentre risulta minimo nell’Italia insulare (circa 11%). La ricollocazione del personale sanitario dei centri vaccinali (oltre il 33% a livello nazionale) ha riguardato tutte le figure professionali: medici, infermieri, assistenti sanitari, personale amministrativo, ma in particolare gli assistenti sanitari (oltre la metà di quelli in organico). Circa il 5,5% del personale operante nei centri di vaccinazione ha contratto l’infezione da SARS-CoV-2.

1.2. Formazione del personale

La quasi totalità delle risposte (91/97 = 93,8%) indica che il personale dei centri di vaccinazione ha ricevuto una formazione specifica su COVID-19: tale formazione ha riguardato la totalità del personale (70,1%) o solo una parte di questo (23,8%). Deve essere tuttavia rilevato che circa il 6% delle risposte sono state negative, indicando la necessità di proseguire con le attività di formazione in modo da coinvolgere tutto il personale in servizio nei centri di vaccinazione.

1.3. Periodo temporale in cui si è avuto un maggior impatto sulla diminuzione delle vaccinazioni

Una diminuzione delle vaccinazioni è stata segnalata principalmente dopo la notifica dei primi casi autoctoni in Italia e durante la fase di picco dell’epidemia. Le misure di lock down nazionale, adottate con DPCM 22 marzo 2020, sembrano aver avuto un ruolo minore. Nei questionari raccolti nella ripartizione meridionale, la diminuzione delle vaccinazioni è stata riscontrata più precocemente, soprattutto dopo la dichiarazione di emergenza sanitaria nazionale (31 gennaio 2020).

Grafico 2. Periodo temporale in cui si è avuto un maggior impatto sulla diminuzione delle vaccinazioni a livello nazionale (totale 95 risposte)

1.4. Fasce di età e tipo di vaccinazione più interessati dal fenomeno

A livello nazionale, sono state indicate come fasce di età che più hanno risentito della riduzione delle vaccinazioni quelle dei bambini di età superiore ad 1 anno fino all’adolescenza (64/94 =68%) e, in misura minore, quelle degli adulti (28/94 = 29,8%). Solo in 2 questionari sono stati segnalati i bambini di età inferiore ad 1 anno. Ciò è avvalorato dall’analisi dei commenti in risposta a questa domanda, che indicano che generalmente è stata assegnata priorità ai cicli primari e alle vaccinazioni delle donne in gravidanza, delle persone a rischio, e alle vaccinazioni in caso di urgenze (traumi, morsicature, ecc.). 

Si rilevano tuttavia differenze geografiche: la ripartizione nord-orientale riferisce un maggior impatto sulla popolazione adulta, mentre le ripartizioni centrale, meridionale e insulare segnalano un impatto quasi esclusivamente sui bambini di età superiore ad 1 anno fino all’adolescenza.

Per quanto riguarda gli antigeni vaccinali, a livello nazionale la vaccinazione anti-HPV è quella segnalata in un maggior numero di risposte come quella la cui somministrazione è stata maggiormente ridotta, seguita da Herpes Zoster, DTPa e meningococco B. Altri antigeni sono indicati in un numero molto esiguo di risposte. Si segnala che nella ripartizione nord-occidentale è stata segnalata anche una diminuzione rilevante della vaccinazione IPV e nella ripartizione centrale delle vaccinazioni IPV e MPR. 



Fonte: Ministero della Salute